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C

Comporre

«Perché ci ho messo due anni e mezzo a finire il disco? Semplice, perché non ho un dollaro. Andavo in studio quando potevo pagarlo. E talvolta ci volevano mesi». Sorprende il candore con cui David Crosby, 72 anni, leggendario chitarrista/cantante/compositore, da solo o con i Byrds, in trio con Stephen Stills e Graham Nash e nel superquartetto Crosby Stills Nash & Young, racconta della sua vita nuova. Ma forse essere sincero fa parte della terapia.

Se gli si chiede come va la creatività oggi, risponde per esempio che la canzone più bella l’ha scritta poco dopo aver finito l’album e che dunque farà parte del prossimo, se mai ci sarà. E aggiunge: «Da quando ho smesso di bere e di drogarmi, ho ripreso a scrivere canzoni: molte, spesso all’altezza delle mie migliori».








Il nuovo disco si intitola Croz, ed è il quarto con la sua firma, in una carriera che copre cinquant’anni, dagli esordi con i Byrds a oggi. Ma uno dei quattro, il primo (If I Could Only Remember My Name, del 1971), è un capolavoro assoluto, un elegiaco grido di dolore per la fine dei sogni degli Anni Sessanta e per la morte in un incidente d’auto della sua fidanzata Christine.
Da allora, la storia personale di Crosby si è avvitata in una spirale di dipendenze che l’ha portato anche in carcere (nove mesi nel 1982; nel 2004, scoperto con troppe armi e troppa marijuana se la cavò con una multa) e l’ha lasciato in vita malgrado il diabete, gli attacchi di cuore e il trapianto di fegato del 1994.


David Crosby: "Non ho soldi, ma non ho nemmeno una casa discografica che se ne prende una fetta e che si permette di dire cosa devo fare".