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A

Abbey Road

Ero giovane, 19 anni, quasi per caso mi trovai ad Abbey Road. Per un po’ feci lavori anche umili, come preparare il tè e badare alle apparecchiature e ai nastri.

Poi man mano ebbi ruoli sempre più importanti, in Let it be e soprattutto nel disco Abbey road, e collaborai al famoso concerto sul tetto di Savile Row. Posso dire di esserci stato anche io, pur se da comprimario, e di aver capito grazie a loro il valore della sperimentazione.

Però quel che ha davvero cambiato la mia vita professionale è stato lavorare con i Pink Floyd: dal giorno in cui uscì The dark side of the moon il mio telefono non ha più smesso di squillare"..








Amo la tecnologia, bisogna semplicemente saperla usare bene. E adesso sta distruggendo la musica. Sa, per me lavorare sui suoni è un modo per crearne di alta qualità, come ho sempre cercato di fare usando i macchinari migliori dell’epoca in cui operavo. Se però poi questi suoni perfetti li si ascolta solo in mp3 e sugli iPod si perdono moltissime sfumature. Purtroppo è un problema che si risolve solo con l’educazione musicale, quindi con tempi lunghissimi. Bisognerebbe tornare all’esperienza di ascoltare i dischi a occhi chiusi, magari con un buon bicchiere di vino accanto".)


Alan Parsons: "Amo la tecnologia. Però adesso rischia di distruggere la musica".