SENOFONTE



 



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L'ARMATA DEI DIECIMILA


  <<STORIA
Quando il comandante muore
quando il cielo diventa rosso
quando la spada è l'unica via
senza guida, senza speranza
sorge un eroe dalla sabbia
e il suo consiglio non è ferro
ma la forza di un pensiero
che risplenderà nella storia.

La battaglia di Cunassa, nei pressi di Babilonia

Immagina di essere un soldato professionista nella Grecia antica, che tutto ad un tratto "resta senza lavoro" nella sua terra perchè, a causa della crisi economica, mancano le guerre.
Poi arriva un amico, soldato pure lui, che ti informa di una grande occasione in terra di Persia, dove due figli di uno stesso re si stanno contendendo il trono e che uno dei due ha chiesto una milizia mercenaria che combatta le sue battaglie.
In quel momento a cosa pensi ? Che se riesci a essere arruolato puoi dar da mangiare alla tua famiglia, nemmeno un pensiero ad una tua eventuale morte.
Parti all'alba con una cinquantina di uomini come te, tutti speranzosi di essere "presi" dal grande re persiano.
Alla fine sei arruolato insieme ad altri diecimila come te, combatti, vedi morire tanti che conosci intorno a te, compreso il tuo amico che si sacrifica per salvarti, e ogni sera ricevi la paga e pensi: questi per comprare il pane, questi altri per della carne, questi per pagare l'affitto della casa dove abiti con la tua famiglia.
Ogni giorno uguale , ogni giorno uccidi e cerchi di restare vivo, perchè se muori, nessuno porterà la tua paga a casa dai tuoi familiari.
Ma ad un certo punto accade qualcosa, la battaglia è vinta, ma il principe che ti ha dato il lavoro muore.

E adesso ? Come si torna a casa e chi prende ora il comando di un esercito cosi lontano da casa ?
Certamente la prima sensazione dei soldati che componevano l'armata dei diecimila deve essere stata questa, lo smarrimento per aver perso il condottiero che era l'unica ragione per cui erano in quelle terre desolate e pericolose.

Ma con quell'esercito era partito dalla Grecia anche il giovane storico ateniese Senofonte, l'unico a non perdersi d'animo e a prendere in mano la situazione, usando parole che prima di tutto richiamarono alle loro responsabilità i soldati che avevano un maggiore carisma all'interno dell'esercito, quindi consolidando la sua autorità prendendosi la responsabilità di riportare in Grecia l'intera l'armata.

SENOFONTE
L'impresa si presenta subito tutt'altro che facile, prima per gli attacchi dell'esercito persiano nemico sconfitto, ma mai domo, poi per le difficoltà a muoversi nel territorio e infine per la carenza di vettovagliamento.
Nonostante ciò i soldati serrarono le fila, e grazie alle scelte e alle indicazioni di Senofonte, iniziò una lenta quanto pericolosa ritirata, prima attraverso l'attuale Iraq, quindi tra le montagne dell'Armenia, dove vivevano i Carduchi (l'attuale popolazione curda), popolo bellicoso e ostile e maestro nell'arte della guerriglia.

Molti greci però morirono più per per la fatica che per gli attacchi dei nemici o i tradimenti di capi tribali che promettevano tregua per poi prepararsi ad attacchi di sorpresa come Tiribazo, un satrapo che parlava di alleanze, ma che già aveva organizzato un attacco sulle montagne dell'armenia del nord.
I Diecimila però, già sfiduciati, avvertirono il pericolo e attaccarono di sorpresa, ottenendo la vittoria.



Tra situazioni climatiche avverse e in certi momenti insostenibili e sempre nuovi popoli da combattere lungo il tragitto, gli opliti greci avanzarono con spirito indomito, dimostrando una volontà che confermava le leggende su di loro.
Arrivati al monte Teche, gridarono tutti assieme "Thalassa, thalassa!"(Il mare, Il mare!), e davanti al mar Nero videro idealmente la loro patria.
Da qui a casa però dovettero affrontare altre battaglie e impiegarono altri mesi prima che i loro piedi potessero calpestare il suolo greco e nel frattempo ebbero anche l'onere e l'onore di combattere a fianco del re della Tracia Seute II.
Questa lunga marcia per il ritorno in patria ispirò a Senofonte la sua opera più famosa, l'Anabasi.
Appena tornato Senofonte, già allievo di Socrate,  andò dal suo maestro giusto in tempo per assisterlo nella morte.


(Paolo Gastaldo)

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